Il Controllo di Gestione serve a misurare le performance aziendali, ma soprattutto a guidare le decisioni future.
Tra le decisioni più importanti che un’impresa deve affrontare vi sono:
- Investire o meno in nuovi progetti;
- Ampliare la produzione;
- Entrare in nuovi mercati;
- Acquistare nuovi impianti;
- Acquisire altre aziende.
Ogni decisione di investimento richiede capitale e il capitale non è mai gratuito.
Per questo motivo, uno dei concetti più importanti nella finanza aziendale e nel Controllo di Gestione è il Cost of Equity (Ke), cioè il costo del capitale proprio.
Il capitale investito in un’azienda proviene da 2 fonti:
- Capitale di terzi (banche, finanziatori);
- Capitale proprio (soci o azionisti).
Se il costo del debito è facilmente individuabile negli interessi pagati sui finanziamenti, il costo del capitale proprio è meno evidente.
Gli azionisti non ricevono un interesse garantito, ma si aspettano comunque una remunerazione adeguata al rischio assunto.
Il Cost of Equity rappresenta quindi il rendimento minimo che i soci si aspettano dall’impresa.
Questo significa che:
- Se l’azienda genera rendimenti superiori al Ke → crea valore;
- Se genera rendimenti inferiori al Ke → distrugge valore.
Per il Controllo di Gestione, il Ke diventa quindi una vera e propria soglia di riferimento per valutare la qualità economica delle decisioni aziendali.
Quando si valutano investimenti o progetti aziendali, i risultati economici si distribuiscono nel tempo.
Un investimento effettuato oggi genererà benefici negli anni successivi.
Per confrontare costi e benefici in periodi diversi è necessario utilizzare il tasso di attualizzazione, che consente di esprimere in valore attuale i risultati futuri.
Questo tasso incorpora 2 elementi fondamentali:
1. Il valore del tempo: il capitale disponibile oggi ha un valore maggiore rispetto al capitale disponibile domani.
2. Il valore del rischio: ogni investimento comporta incertezza sui risultati futuri.
Il tasso di attualizzazione rappresenta quindi la remunerazione richiesta per il trascorrere del tempo e per il rischio dell’investimento.
Nella prassi professionale il Cost of Equity viene stimato utilizzando modelli finanziari che tengono conto di 2 fattori principali:
1. Il rendimento privo di rischio, ovvero il rendimento che un investitore può ottenere senza assumere rischi significativi.
In genere si utilizzano come riferimento i rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine, che rappresentano il punto di partenza per ogni valutazione finanziaria.
Questo elemento rappresenta il cosiddetto prezzo del tempo.
2. Il premio per il rischio: investire in un’azienda comporta rischi superiori rispetto a investire in titoli di Stato. Per questo motivo gli investitori richiedono un rendimento aggiuntivo.
Il premio per il rischio dipende da diversi fattori, tra cui:
- Stabilità dei ricavi;
- Competitività del settore;
- Struttura finanziaria dell’impresa;
- Dimensione aziendale;
- Qualità del management.
In sintesi, maggiore è il rischio percepito, maggiore sarà il rendimento richiesto dagli investitori.
Nel Controllo di Gestione il Cost of Equity non è soltanto un parametro teorico. Diventa uno strumento concreto per valutare:
- Investimenti aziendali: un progetto dovrebbe essere realizzato solo se la redditività attesa è superiore al costo del capitale.
- Performance aziendale: il confronto tra redditività dell’impresa e costo del capitale consente di capire se l’azienda sta realmente creando valore per i soci.
- Pianificazione strategica: il Cost of Equity rappresenta una soglia di riferimento nella definizione degli obiettivi economici e finanziari dell’impresa.
Nella valutazione delle aziende e dei progetti di investimento esistono 2 approcci principali.
1. Approccio asset side: valuta l’intera impresa considerando sia capitale proprio sia debito e utilizza come tasso di riferimento il costo medio ponderato del capitale (WACC).
2. Approccio equity side: valuta direttamente il capitale proprio dell’impresa utilizzando come tasso di attualizzazione il Cost of Equity (Ke).
Entrambi gli approcci sono ampiamente utilizzati nella pratica professionale e devono essere applicati mantenendo coerenza tra i flussi considerati e il tasso utilizzato.
Il Controllo di Gestione non dovrebbe limitarsi a misurare i risultati economici.
Il suo obiettivo più importante è comprendere se l’azienda sta creando valore nel tempo.
Il Cost of Equity rappresenta proprio la soglia minima di rendimento che un’impresa deve superare per remunerare adeguatamente il capitale investito dai soci.
Quando la redditività dell’impresa supera questa soglia, significa che l’azienda sta utilizzando il capitale in modo efficiente.
Quando invece i rendimenti risultano inferiori al costo del capitale, significa che l’impresa sta consumando valore economico.
Il Controllo di Gestione non serve solo a misurare costi, margini o risultati economici.
Serve soprattutto ad orientare le decisioni verso la creazione di valore.
In questa prospettiva il Cost of Equity diventa una variabile chiave, perché rappresenta la soglia minima che ogni investimento aziendale deve superare per essere economicamente sostenibile.
Comprendere e utilizzare correttamente questo parametro significa dotarsi di uno strumento fondamentale per prendere decisioni consapevoli e guidare la crescita dell’impresa nel lungo periodo.
