INDUMENTI DA LAVORO E DPI: QUANDO LA PROTEZIONE COMPORTA OBBLIGHI PER L’AZIENDA

Fornire un indumento protettivo è solo il primo passo: il datore di lavoro deve garantirne nel tempo l’efficienza e le condizioni di igiene.

La valutazione dei rischi è il punto di partenza per individuare i capi interessati.

Una divisa con il logo aziendale, una tuta o un giubbotto possono avere funzioni molto diverse.

Alcuni capi servono a identificare il personale o a preservare gli abiti personali dall’usura; altri proteggono chi li indossa dai rischi presenti durante il lavoro. È questa funzione protettiva a rendere decisiva la corretta gestione dell’indumento.

 

Come evidenziato nell’approfondimento di PuntoSicuro, possono rientrare tra gli indumenti con funzione di protezione, ad esempio, i capi ad alta visibilità contro il rischio di investimento, quelli contro il caldo o il freddo e quelli destinati a evitare il contatto con sostanze pericolose o agenti biologici.

La qualificazione va quindi collegata alle mansioni e alle condizioni effettive di esposizione.

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Cosa prevede la normativa

L’art. 77, comma 4, lettera a), del D.Lgs. 81/2008, modificato dal D.L. 159/2025, convertito nella Legge 198/2025, precisa che l’obbligo di mantenere efficienti e igienicamente idonei i DPI si applica anche agli specifici indumenti di lavoro che assumono tale caratteristica, individuati attraverso la valutazione dei rischi.

Per l’azienda, questo significa verificare quali capi svolgano una funzione protettiva e collegarli ai rischi considerati nel DVR.

La gestione deve comprendere manutenzione, riparazioni e sostituzioni necessarie, rispettando le indicazioni del fabbricante.

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Il lavaggio fa parte della protezione

La pulizia di un indumento protettivo può incidere direttamente sulla sua efficacia.

Temperature, detergenti e modalità di trattamento non adeguati possono comprometterne le prestazioni.

 

La Cassazione, con la sentenza n. 22540 del 4 agosto 2025, ha confermato che il lavaggio dei capi aventi natura di DPI rientra negli obblighi del datore di lavoro. Il caso riguardava indumenti destinati alla protezione dal rischio elettrico, la cui efficacia dipendeva anche dal rispetto delle istruzioni di lavaggio e del numero massimo di cicli previsto dal produttore.

La Corte ha inoltre chiarito che l’obbligo del lavoratore di avere cura dei DPI non consente di trasferirgli l’onere del lavaggio domestico, a proprie spese e senza controllo aziendale.

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Come organizzarsi in azienda

 

Per tradurre questi principi in una gestione concreta, è utile:

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- Individuare nel DVR gli indumenti con funzione protettiva, associandoli a rischi e mansioni;

- Consultare le istruzioni del fabbricante, verificando modalità di pulizia e limiti di utilizzo;

- Organizzare il lavaggio e la manutenzione, definendo responsabilità e periodicità;

- Stabilire criteri di sostituzione, considerando usura, danneggiamenti e perdita delle prestazioni;

- Informare i lavoratori sull’uso corretto e sulla segnalazione dei difetti.

 

Queste indicazioni operative aiutano a dare attuazione all’obbligo previsto dall’art. 77: un indumento protettivo deve conservare la propria capacità di proteggere durante l’intero periodo di utilizzo.

La consegna allavoratore, da sola, non esaurisce la sua gestione.

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