MAGAZZINO FISCALE: LA CONTABILITÀ DELLE RIMANENZE (OBBLIGHI, SOGLIE E REGOLE)

La contabilità delle rimanenze, detta anche scritture contabili ausiliarie di magazzino o più semplicemente “contabilità di magazzino”, è un obbligo previsto dalla legge per alcune aziende.

Le aziende che si vedono prescritte questo obbligo devono necessariamente avere un controllo contabile del proprio magazzino, ovvero calcolare in maniera precisa il valore delle rimanenze, il magazzino fiscale.

Non tutte le aziende sono obbligate a tali scritture contabili, ma solo quelle che superano dei parametri previsti dalla legge. Inoltre, non esiste un metodo unico di calcolo delle rimanenze, ma differenti.

Il principio contabile OIC 13 è la principale fonte d’informazioni riguardanti la modalità di valorizzazione del magazzino per le imprese italiane.

 

Le aziende divengono obbligate a tenere una contabilità del magazzino dopo che queste hanno superato, per 2 esercizi consecutivi, i seguenti parametri di bilancio:

- Ricavi da vendite e prestazioni: 5.164.568,99 €;

- Rimanenze: 1.032.913,80 €.

L’obbligo però non diviene effettivo immediatamente, ma dopo due esercizi dal momento che le condizioni sopra riportate sono venute a palesarsi.

Riportando un esempio concreto, se un’azienda supera entrambi i parametri negli esercizi 2023 e 2024, sarà obbligata a contabilizzare il magazzino a partire dall’esercizio 2026.

Da notare che l’obbligo non è perenne una volta che questo si acquista. Se infatti un’azienda con scritture contabili di magazzino va al di sotto di uno dei due parametri per due esercizi consecutivi, potrà smettere a partire dall’esercizio subito successivo.

In altre parole, se un’azienda è andata al di sotto di uno dei parametri negli esercizi 2023 e 2024, potrà smettere di avvalersi di tali scritture già dall’esercizio 2025.

 

Secondo la legge e il nostro sistema contabile, le rimanenze non sono tutte uguali, ma si dividono in diverse tipologie a seconda della loro natura.

Nel bilancio civilistico si riconoscono 5 voci di rimanenze differenti:

- Materie prime, sussidiarie e di consumo: beni acquistati che saranno oggetto di trasformazione o che parteciperanno indirettamente alla produzione;

- Prodotti in corso di lavorazione e semilavorati: beni in fase di trasformazione o in attesa di esserlo;

- Lavori in corso su ordinazione: progetti in corso di lavorazione;

- Prodotti finiti e merci: beni in attesa di essere venduti;

- Acconti: versati ai fornitori su beni destinati alla vendita.

 

Ogni tipologia deve essere valutata singolarmente e in maniera indipendente dalle altre.

Solo il loro valore totale viene poi sommato all’interno dell’attivo di stato patrimoniale alla voce C) I.

 

A seconda della tipologia di appartenenza della singola rimanenza, esistono 2 metodi per poterla valutare in maniera corretta:

- Costo di acquisto;

- Costi di produzione.

Noto il valore della singola rimanenza è possibile calcolare il valore totale della sua tipologia, per il quale esistono differenti metodi.

 

Metodi di valutazione delle rimanenze

Secondo il principio OIC 13, esistono 4 metodi di valutazione contabile delle rimanenze:

- Per i beni infungibili;

- Per i beni fungibili.

 

In situazioni ideali, ovvero in un mercato dove i prezzi sono costanti nel tempo, i 4 metodi dovrebbero restituire lo stesso risultato. 

In quanto nella realtà i prezzi oscillano sempre, i diversi metodi portano solitamente a risultati contabili differenti tra loro.

Sono tutti metodi legittimi, ma che una volta scelti devono essere utilizzati secondo principio di continuità dalle aziende per poter dare una valutazione realistica e prudente delle rimanenze.

 

Costo specifico: il metodo a costo specifico è l’unico metodo utilizzabile in magazzini il cui contenuto è composto esclusivamente da beni infungibili, ovvero beni unici e non intercambiabili.

Esempi concreti di beni infungibili sono le opere d’arte, impianti costruiti ad hoc per il cliente, terreni ecc.

Per simili tipi di rimanenze, per conoscere il valore contabile del magazzino bisogna obbligatoriamente valutare ogni singola giacenza individualmente secondo la logica del costo d’acquisto o del costo di produzione a seconda dei casi.

 

FIFO (first in – first out): secondo i metodi FIFO e LIFO, ogni bene che si trova ad uscire dal magazzino lo fa con lo stesso valore con il quale è entrato.

Ad esempio, se oggi ho stoccato una giacenza che aumenta il valore del mio magazzino di 100, quando la venderò tra 6 mesi andrà ad abbassare il magazzino dello stesso valore.

Detto ciò, il metodo FIFO presuppone che le prime rimanenze ad uscire dal magazzino, perché vendute outilizzate in produzione, siano quelle più obsolete.

FIFO è l’acronimo inglese di prime ad entrare (first in)primea uscire (first out). Si procede dunque per principio di obsolescenza: ciò che è più vecchio, viene stornato per primo dal magazzino.

 

LIFO (last in – first out): il metodo LIFO comporta invece un ragionamento opposto a quello del FIFO. 

Il suo acronimo significa infatti ultime ad entrare (last in) – prime ad uscire (first out).

Ovvero, le ultime giacenze che sono entrate in magazzino hanno la precedenza ad uscire rispetto a quelle più obsolete.

 

Costo medio ponderato: il costo medio ponderato si trova dividendo il valore in euro del totale delle rimanenze per la quantità numerica delle rimanenze stesse. 

Tradotto in formula:

Ogni volta che il magazzino viene caricato, ovvero vi vengono stoccate nuove giacenze, il valore del costo medio ponderato può variare. 

 

Esistono 2 metodi di costo medio ponderato:

1. Costo medio ponderato per movimento: il valore viene calcolato ad ogni movimento del magazzino, ovvero ad ogni carico. 

Quando invece le giacenze devono uscire dal magazzino, per conoscere il valore in euro che andremo a stornare si dovrà semplicemente moltiplicare il numero di giacenze in uscita per il costo medio ponderato risalente all’ultimo movimento.

2. Costo medio ponderato per periodo: questa versione permette di calcolare il costo medio ponderato direttamente a consuntivo.

 

Tale metodo prevede 2 fasi:

1. Calcolare il costo medio ponderato del totale delle rimanenze entrate in magazzino nel corso dell’anno;

2. Moltiplicare il numero di rimanenze uscite dal magazzino nel corso dell’anno per il C.M.P.

Fonte:

https://farenumeri.it/magazzino-fiscale/

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