AGGIORNAMENTO PREPOSTI: NON È UN SEMPLICE CORSO, È UN CAMBIO DI RESPONSABILITÀ

C’è un errore che vedo fare spesso nelle aziende: considerare l’aggiornamento del preposto come uno dei tanti corsi da pianificare.

Con il nuovo Accordo Stato-Regioni 2025, questo approccio non regge più.

Non perché siano cambiate solo le ore o le scadenze, ma perché è cambiato il peso reale della figura del preposto all’interno dell’organizzazione.

E questo ha conseguenze molto più concrete di quanto sembri.

Il punto da cui partire (e che molti ignorano)

 

Prima ancora di parlare di aggiornamento, bisogna chiarire una cosa che spesso viene sottovalutata: il preposto non nasce con una nomina. Nasce nei fatti.

Chi organizza il lavoro, dà indicazioni operative, controlla i colleghi, interviene quando qualcosa non va… sta già esercitando il ruolo di preposto, anche senza un incarico scritto.

È esattamente ciò che prevede l’art. 299 del D.Lgs. 81/2008.

Questo significa che il problema non è “se nominare un preposto”, ma riconoscere chi lo è già.

E da lì parte tutto il resto, formazione compresa.

Cosa cambia davvero con l’Accordo 2025

 

Se ci fermiamo alla superficie, le novità sembrano semplici: più frequenza, più ore, meno flessibilità. Ma il punto non è questo.

Il vero cambio è che la formazione del preposto smette di essere un adempimento“leggero” e diventa uno strumento per rendere quella figura operativa, consapevole e responsabile.

La prima rottura è sulla periodicità: non più ogni 5 anni, ma ogni 2.

Questo da solo obbliga le aziende a smettere di gestire la formazione “a scadenza lunga” e ad entrare in una logica continua.

Poi c’è la durata: almeno 6 ore. Non è più un aggiornamento rapido, ma un momento formativo strutturato, che deve incidere davvero.

Ma la vera svolta – quella che cambia davvero l’organizzazione – è un’altra.

L’e-learning, per il preposto, non è più sufficiente.

La formazione deve avvenire in presenza o in videoconferenza sincrona.

Tradotto: il preposto deve esserci, partecipare, confrontarsi.

Perché? Perché il suo ruolo non è teorico. È fatto di decisioni, interventi, responsabilità quotidiane.

Quando va fatto l’aggiornamento (e perché non basta dire “ogni 2 anni”)

 

A questo punto arriva la domanda più pratica: quando va fatto l’aggiornamento?

Qui bisogna fare attenzione, perché il nuovo Accordo non va letto in modo superficiale.

È vero che oggi l’aggiornamento del preposto è biennale, ma non per tutti nello stesso modo.

Il legislatore ha previsto una fase transitoria che cambia completamente la lettura delle scadenze.

In sostanza, bisogna distinguere 2 situazioni.

Se il preposto ha svolto il corso base o l’ultimo aggiornamento prima del 24 maggio 2023, non si considera automaticamente “scaduto”: ha tempo per adeguarsi fino al 24 maggio 2026.

Se invece la formazione è stata fatta dal 24 maggio 2023 in poi, allora si applica direttamente la nuova regola: aggiornamento entro 2 anni dalla data dell’ultimo corso. Questo significa che non basta chiedersi “sono passati 2 anni?”

Bisogna prima verificare quando è stato fatto l’ultimo corso, perché da quella data dipende tutto.

Ed è proprio qui che molte aziende rischiano di sbagliare.

Non perché ignorano l’obbligo, ma perché applicano la nuova biennalità senza considerare correttamente la fase transitoria.

Il punto critico che pochi stanno considerando

 

A questo punto emerge una domanda inevitabile: chi, in azienda, sta già facendo il preposto senza esserlo formalmente?

Nella maggior parte delle realtà, la risposta è: più persone di quante si pensi.

Capi reparto, capi squadra, operatori esperti che “tengono insieme il lavoro”… sono loro che ogni giorno organizzano, controllano, correggono.

E quindi, giuridicamente, sono già preposti.

 

Il problema è che spesso:

- Non sono stati nominati;

- Non sono stati formati in modo adeguato;

- Non sono consapevoli delle responsabilità che stanno assumendo.

 

Ed è qui che il nuovo Accordo diventa pericoloso se sottovalutato. Perché rende questa zona grigia molto più evidente.

Le conseguenze non sono solo formative

Aumentare la frequenza degli aggiornamenti non è un problema organizzativo. È un segnale.

Significa che il legislatore vuole un preposto: presente, aggiornato, capace di intervenire.

E questo ha effetti concreti.

Da un lato il datore di lavoro: senza formazione aggiornata, la posizione diventa difficile da sostenere, soprattutto in caso di infortunio.

Dall’altro il preposto stesso, che ha obblighi precisi (art. 19 del D.Lgs. 81/2008) e responsabilità anche penali.

Non è più una figura “di supporto”.  È un puntocentrale del sistema di prevenzione.

 

Non è (solo) formazione. È organizzazione

 

Ridurre tutto a “organizziamo il corso” è un errore. Il lavoro vero è a monte.

Serve capire chi sono i preposti reali, anche quelli mai formalizzati. Verificare lostato della loro formazione.

E solo dopo pianificare gli aggiornamenti in modo coerente.

Senza questo passaggio, il rischio è fare formazione… ma lasciare scoperti i ruoli.

Ed è esattamente ciò che emerge in caso di controllo o incidente.

Attenzione a non scoprirlo troppo tardi

Nella maggior parte dei casi, il problema non è il corso.

È che il preposto esiste già… ma nessuno lo ha mai gestito davvero come tale.

Ed è esattamente questo che viene fuori quando qualcosa va storto.

Vuoi capire come adeguarti?

Se leggendo queste novità ti stai chiedendo se la tua azienda è realmente in regola, è una domanda più che legittima.

Come struttura supportiamo le aziende proprio su questi aspetti:

- Individuazione dei preposti (anche di fatto);

- Verifica della conformità della formazione;

- Organizzazione dei corsi di aggiornamento secondo il nuovo Accordo 2025.